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    Credo ancora a ciò che vedo?

    it-itOctober 13, 2023
    What was the main topic of the podcast episode?
    Summarise the key points discussed in the episode?
    Were there any notable quotes or insights from the speakers?
    Which popular books were mentioned in this episode?
    Were there any points particularly controversial or thought-provoking discussed in the episode?
    Were any current events or trending topics addressed in the episode?

    About this Episode

    In un mondo profondamente digitalizzato sorge spontanea la domanda: credo ancora a ciò che vedo e che sento? Quando le immagini, i video, le voci e i suoni non sono più solo riproduzioni più o meno fedeli della realtà, ma possono essere totalmente false, generate da strumenti come l'Intelligenza Artificiale, allora viene messa in discussione la nostra stessa relazione con la realtà. Perché i nostri cervelli sono rimasti ancorati ad un mondo totalmente analogico, e quindi l'istinto è di fidarci di quello che vediamo, di quello che sentiamo. Questo pone rischi a livello esistenziale perché diventiamo tutti, nessuno escluso, profondamente manipolabili. Parliamo di tutto questo e anche di più con Giulia Boato, ricercatrice e professoressa presso il DISI, Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione dell'Università di Trento. Con Giulia esploriamo il mondo delle deep fake e di come possiamo (e non possiamo) proteggerci da manipolazioni anche profondamente pericolose. Perché siamo entrati nell'era dell'intelligenza artificiale e, volenti o nolenti, non possiamo più uscirne.

    Grazie per l'ascolto! Per contattarci scrivi a andrea.brunello@unitn.it
    Qui trovi il sito del podcast presso il portale dell'Università di Trento.

    Recent Episodes from Riflessi di Scienza

    Io, Rettore dell’Università di Trento.

    Io, Rettore dell’Università di Trento.

    Il Rettore dell'Università di Trento si svela e ci racconta il dietro le quinte e i risvolti di questo compito così particolare. Per la venticinquesima puntata di Riflessi di Scienza abbiamo il piacere di incontrare Flavio Deflorian, professore di scienze e tecnologie dei materiali che dal 2021 è alla guida dell'Ateneo trentino. Quali sono le responsabilità, quali i poteri e quali le false aspettative di un ruolo unico che il "Nostro Rettore" vive con la speranza, come lui stesso confessa, di non offrire troppi motivi per essere ricordato... 

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    Quella sorprendente arte medievale.

    Quella sorprendente arte medievale.

    Facciamo spesso l'errore di credere che il passato abbia ben poco da insegnarci, soprattutto quando parliamo di un passato antico come il medioevo. Laura Cavazzini, professoressa presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento si occupa di arte medievale e non è d'accordo per niente con questa credenza. I più grandi artisti del medioevo erano dei veri innovatori e le loro idee risuonano fino ad oggi. Con Laura parliamo non solo di arte, ma anche di studenti medievali e della presenza femminile all'interno del Dipartimento di Lettere e Filosofia. Ce n'è per tutti!

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    Che ci insegna il medioevo sulla vita.

    Che ci insegna il medioevo sulla vita.

    Il vecchio cliché del "si stava meglio quando si stava peggio" a volte ritorna, perché i cliché non sono mai del tutto sbagliati. Anzi, nascondono verità spesso profonde. Oggettivamente oggi si vive bene, abbiamo opportunità e sicurezze che non abbiamo mai avuto prima eppure... eppure ci manca un forte senso di appartenenza, un senso della collettività, una umiltà che viene dal rendersi conto che siamo mortali, che siamo fragili e che il tempo che ci viene dato è limitato. Parliamo di questo (e molto altro) con Marco Gozzi, professore e direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento. Marco è musicologo e si occupa del periodo medievale, il canto Gregoriano, il canto fratto. Marco dirige anche il coro dell'Università e proprio attraverso la sua esperienza con il coro e con la musica antica ci porta a vedere come, nonostante tutto, nel medioevo ci fossero dei valori che oggi, in larga parte, abbiamo perduto. Un viaggio illuminante capace di trasportarci verso una dimensione umana fatta di accoglienza e di bellezza.

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    Una donna metallurgica.

    Una donna metallurgica.

    Il tempo che abbiamo a disposizione nelle nostre brevi esistenze è limitato. Questo spinge alcuni di noi a spremere tutta la vita possibile, ogni istante della giornata, aumentando in qualche modo la densità de tempo stesso, impegnandosi sempre al massimo sia che si tratti di lavoro, di ricerca, di insegnamento ma anche di famiglia, sport e tempo libero. Cinzia Menapace è una di queste persone. Professoressa presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale, Cinzia è una donna dalle passioni sempre fortissime. Il suo campo di ricerca è la metallurgia e non a caso: come le leghe più resistenti anche lei si mette alla prova alla ricerca dei suoi limiti. Ce ne parla in questa puntata di Riflessi di Scienza, raccontandoci aneddoti personali, la sua ricerca e come, dopo tutto, vivere sempre al massimo possa regalare emozioni fortissime dando un senso alla vita.

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    Il cambiamento climatico come opportunità?

    Il cambiamento climatico come opportunità?

    Il genere umano sta vivendo forse la vera prima crisi esistenziale della sua storia recente. Il cambiamento climatico ci imporrà scelte e decisioni difficili e probabilmente dolorose. Nonostante ciò facciamo fatica a concentrarci su questi problemi perché siamo distratti da vicende che ci appaiono più urgenti come le guerre e le varie crisi nazionali e internazionali che sembrano colpirci con inquietante regolarità. Eppure, la crisi climatica può essere vista come una grande opportunità di ripensare il modo che noi, esseri umani, siamo su questo pianeta, come ci relazioniamo gli uni con gli altri, con il mondo naturale e come vogliamo che sia il nostro futuro. Simona Bordoni del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell'Università di Trento ci porta lungo questo viaggio, con una buona dose di preoccupazione ma anche con un pochino di sano ottimismo.

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    Credo ancora a ciò che vedo?

    Credo ancora a ciò che vedo?

    In un mondo profondamente digitalizzato sorge spontanea la domanda: credo ancora a ciò che vedo e che sento? Quando le immagini, i video, le voci e i suoni non sono più solo riproduzioni più o meno fedeli della realtà, ma possono essere totalmente false, generate da strumenti come l'Intelligenza Artificiale, allora viene messa in discussione la nostra stessa relazione con la realtà. Perché i nostri cervelli sono rimasti ancorati ad un mondo totalmente analogico, e quindi l'istinto è di fidarci di quello che vediamo, di quello che sentiamo. Questo pone rischi a livello esistenziale perché diventiamo tutti, nessuno escluso, profondamente manipolabili. Parliamo di tutto questo e anche di più con Giulia Boato, ricercatrice e professoressa presso il DISI, Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione dell'Università di Trento. Con Giulia esploriamo il mondo delle deep fake e di come possiamo (e non possiamo) proteggerci da manipolazioni anche profondamente pericolose. Perché siamo entrati nell'era dell'intelligenza artificiale e, volenti o nolenti, non possiamo più uscirne.

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    Psicologia climatica: attivarci per non sentirci inutili.

    Psicologia climatica: attivarci per non sentirci inutili.

    Ci sono dei problemi così grandi che sembrano insormontabili e la cui soluzione richiede un livello di coordinamento sociale e di accettazione del sacrificio che va oltre le più rosee aspettative. La crisi climatica è uno di questi. Anna Castiglione, dottoranda presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive all'Università di Trento, studia i modi per superare i blocchi psicologici attivando le persone a sentirsi parte della soluzione. In questa puntata di Riflessi di Scienza Anna ci spiega come è giunta a studiare questa materia così particolare, come porta avanti la sua ricerca, quali sono le complicazioni che deve superare e, soprattutto, cosa la spinge ogni giorno a mettersi in gioco su quello che possiamo probabilmente definire il più complesso problema che il genere umano è chiamato a risolvere.

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    La chiamata che non c'è. Scienze sociali, opportunità da cogliere.

    La chiamata che non c'è. Scienze sociali, opportunità da cogliere.

    Questa puntata di Riflessi di Scienza è una critica motivata, sentita e per nulla velata ai metodi della politica italiana che non sfrutta gli strumenti e i metodi che le moderne scienze sociali hanno sviluppato per capire, valutare e possibilmente governare fenomeni sociali complessi. Giuseppe Veltri, professore ordinario presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento va a ruota libera motivando punto su punto il suo pensiero su come, con uno sguardo diverso, questa nostra Italia potrebbe trovare spazi di manovra migliori e politiche più illuminate. Se solo ci fosse la volontà di ascoltare lui e i suoi colleghi. Una conversazione illuminante.

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    Il nostro sistema cognitivo: fra percezione e identità.

    Il nostro sistema cognitivo: fra percezione e identità.

    Il nostro sistema cognitivo è cosa assai complessa, frutto di una lunga evoluzione dove ogni senso ha contribuito a svilupparlo nella sua interezza. Le persone sorde offrono l'opportunità di esplorare cosa succede quando un senso viene a mancare (come nel caso della sordità avvenuta dopo la nascita), e nel caso contrario, quando questo viene riacquistato grazie, ad esempio, all'impianto cocleare. Francesco Pavani, professore ordinario presso il CIMeC, Centro Interdipartimentale Mente e Cervello dell’Università di Trento, e membro del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, dedica il suo lavoro proprio a questo. La sua ricerca si concentra sulla percezione multisensoriale, ovvero il modo in cui il nostro cervello integra le informazioni che provengono dai diversi organi di senso e le usa per regolare il nostro comportamento, per fare quello che facciamo. Con Francesco parliamo a tutto tondo di sordità e di sistemi cognitivi per capire che ogni essere umano è molto più della semplice somma delle sue parti.

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    L'importanza di comunicare l'Umanesimo.

    L'importanza di comunicare l'Umanesimo.

    Chi siamo noi? Come abbiamo formato la nostra visione del mondo? Questa domanda è troppo difficile e non ha una riposta univoca, ma certamente l'Umanesimo, la letteratura, le narrazioni nelle loro varie forme sono strumenti importanti per interpretare la realtà. Di questo si occupa Lucia Rodler, professoressa di letteratura italiana presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell'Università di Trento. Con Lucia ragioniamo sull'importanza di essere esposti a molteplici narrazioni, per non chiuderci in un pensiero unico tanto pericoloso quanto monotono. Soprattutto i giovani, esposti quotidianamente a numerosi stimoli, possono trarre profondi benefici dall'incontro con altre storie, altre vite narrate nei libri, nelle fiction, nei manga e nelle graphic novel. L'Umanesimo diventa così una luce per illuminare percorsi possibili.

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